IL SALOTTO

Intervista a Fabrizio Altieri. L’uomo del treno, quando la Shoah viene raccontata ai più piccoli… per non dimenticare

Siamo ancora qui nel mio Salotto per una nuova intervista. E vedo già il sorriso radioso del mio ospite di oggi, Fabrizio Altieri. Scrittore per bambini e ragazzi, insegnante. Uscito da pochissimo per Piemme con il libro, rivolto a un pubblico di preadolescenti, L’uomo del treno (qui la recensione). Per un pubblico di giovanissimi sì ma che tratta tematiche delicate e difficili come quella della Shoah. Ma prima di accomodarci davanti al nostro tè con pasticcini vorrei spendere ancora due parole sul percorso di Fabrizio.
Pisano, simpatico e sorridente come la maggior parte dei suoi conterranei, laureato in ingegneria ha scelto la professione di insegnante. Viene scoperto dalla Società Editrice Fiorentina, piccola realtà toscana, che gli pubblica il suo primo romanzo, Il caso Cicciapetarda, divertente romanzo che miscela ironia e riflessione. Così parte l’attività di scrittore di Fabrizio che pubblica altri libri con la SEF, tra cui Maremma Safari e Rossana, il sogno e il ragno Calatrava. Poi il grande salto. A malincuore lascia il piccolo editore che lo ha scoperto e comincia la sua avventura con Battello a Vapore, che ancora sta proseguendo. Il grande pubblico lo scopre con C’è un ufo in giardino, libro che apre anche le porte delle scuole, dove Fabrizio presenzia spesso a incontri per parlare dei suoi libri. Affianca alla sua attività di scrittore quella di insegnante e fa parte dell’Associazione Italiana Scrittori per Ragazzi ICWA (Italian Children Writers Association).
A C’è un ufo in giardino seguono altri libri per differenti fasce d’età fino all’attuale L’uomo del treno, uscito a gennaio. Prima di lasciare la parola a Fabrizio Altieri solo una piccola sintesi della trama de L’uomo del trenoL’Orso e gli uomini che lavorano per lui alla falegnameria vedono passare treni tedeschi tutti i giorni. Sembrano carri bestiame, e loro non ci fanno nemmeno caso. Ma quando uno di quei treni rallenta, attraverso le fessure dei vagoni scorgono centinaia di occhi, occhi di persone. Poi cominciano a girare voci che parlano di campi di lavoro, dove vengono mandati anche donne e bambini e da cui la gente non torna più. E loro capiscono che non possono continuare a guardare passare i treni senza fare niente. Trovano il modo di sostituire uno dei vagoni tedeschi con uno vuoto, costruito da loro. Ma dopo l’enorme rischio corso, la delusione è cocente nello scoprire che proprio quel vagone ha un solo passeggero, l’unico che non voleva essere salvato. Andrea sta infatti cercando disperatamente di raggiungere la moglie e la figlia, deportate dal Ghetto di Roma. Viaggia con una valigia da cui non si separa mai e di cui rivelerà il contenuto solo arrivato nel campo…

Innanzitutto un ringraziamento a Fabrizio Altieri per aver accettato il mio invito e sedere nel mio salotto. E davanti al nostro tè con pasticcini direi di partire con la prima domanda per conoscere meglio Fabrizio. Laureato in ingegneria, insegnante e scrittore. Scrivi fin da ragazzino ma ti cimenti nella pubblicazione non moltissimi anni fa. Perché? quale molla ha fatto scattare la voglia di mettersi in gioco?
La molla è stato un amico libraio a cui ho fatto leggere il mio primo romanzo. Gli è piaciuto molto e senza dirmelo l’ha mandato alla Società Editrice Fiorentina. Anche loro l’hanno apprezzato, me l’hanno pubblicato. Si intitola Il caso Cicciapetarda. Da lì è partita l’avventura.

Parti con una piccola realtà editoriale della tua zona e ne rimani legato un po’ di tempo, poi il salto a Piemme e Battello a Vapore, riesci a spiegarci le tue emozioni in quel momento?
Vedi il lavoro precedente riconosciuto e ho pensato a quelli che per primi ci avevano creduto e ho provato gratitudine e anche un po’ di dispiacere per doverli lasciare. Comunque siamo rimasti amici eh.

Che differenze ci sono lavorando con un piccolo e con un grande editore?
Il metodo di lavoro non è molto dissimile, cambia ovviamente la visibilità in libreria. Un piccolo editore, pur di qualità come la SEF, non ha lo stesso spazio che ha il Battello a Vapore o Einaudi Ragazzi. Questo si riflette in maniera pesante sulle vendite.

Scrivi per bambini e ragazzi, forse uno dei generi più difficili da affrontare. Le menti dei bambini sono un foglio bianco, ogni messaggio, ogni input può lasciare un segno indelebile. Grande responsabilità per uno scrittore nella scelta delle tematiche e del linguaggio. Quanta responsabilità sente Fabrizio Altieri scrittore nei confronti dei piccoli lettori? e quanto la tua professione di insegnante influenza quella di scrittore?
La responsabilità è grande. Più che durante la scrittura la sento prima di entrare in una scuola dove qualche decina di bambini o ragazzi mi aspetta dopo aver letto un mio libro. Sarò riuscito a farli divertire e a trasmettere qualcosa di bello che va anche al di là della storia? Quali domande avrà mosso il mio libro nei loro cuori? Ma soprattutto: uscirò vivo dalla quarta b?

Ci sono diversi approcci educativi per formare i giovani. Tutti validi anche se spesso differenti. Secondo quello di Steiner l’apprendimento nei bambini, e di conseguenza la loro formazione, viene suddivisa in periodi di sette anni, ogni periodo ha le sue esigenze e i suoi step. Io sbirciando nella tua bibliografia ho visto che hai scritto libri per differenti fasce d’età (sia per piccolissimi che per preadolescenti). È dovuto a una tua capacità di modificare lo stile narrativo in base all’età del lettore? è una scelta tua o un’esigenza dell’editore?
Non è un’esigenza dell’editore e nemmeno una scelta mia. Prima di scrivere una storia non mi pongo il problema di quale fascia di età andrà a coprire. L’età del lettore, e quindi lo stile, lo detta la storia stessa, l’idea che ho avuto. Lo stile narrativo, pur rimanendo riconoscibile come mio, si conforma alla storia la quale a sua volta è già adatta al lettore di una certa fascia di età. Di solito scrivo la storia e la mia editor decide a quale fascia di età dovrà essere indirizzata. E non sbaglia mai.

Questo mi porta a un’altra domanda tecnica. Libri per bambini, è più importante il messaggio? oppure il linguaggio con cui viene proposto?
Sono due fattori diversi che coesistono. Non bisogna, secondo me, preoccuparsi di inserire un messaggio nei libri, sia per bambini che per grandi. Se la storia è bella e funziona il messaggio ce l’ha già incorporato, altrimenti è brutta e non funziona. Il linguaggio, d’altra parte, è importante. Se uso un registro linguistico da adulti in un libro per bambini di 7 anni il bambino non capisce la storia e quindi avrò fallito.

Come arrivano le idee? e come si trasformano in trame?
Le idee arrivano dalla realtà. Lo scrittore è come un agente sempre in servizio che osserva tutto ciò che ha intorno perché attende quell’indizio, quel barlume che la realtà gli fornisce per scrivere una storia. Nessuna delle mie storie è nata a tavolino, ho sempre tratto ispirazione da qualcosa. Ti faccio un esempio eclatante: L’uomo del treno è nato perché un giorno dal treno ho visto una catasta di legno vicino ai binari. Ed è lungo 303 pagine.

Hai una vita apparentemente molto impegnata, insegni e dedichi parecchio tempo a incontri nelle scuole per parlare con i tuoi piccoli lettori. Quando scrivi? di giorno? di notte? quando sei in viaggio? nei ritagli di tempo?
Scrivo al mattino a mente fresca, meno il pomeriggio, mai di sera e di notte. Quindi, facendo l’insegnante approfitto soprattutto del mio giorno libero, della domenica e delle vacanze.

E come scrivi? segui uno schema? oppure di getto?
Ho provato a crearmi degli schemi prima di cominciare a scrivere, ma dopo il primo punto devio senza possibilità di ritorno. Le idee mi vengono scrivendo, un episodio tira l’altro e lo stesso accade per i miei personaggi. Ho sempre paura di non sapere come andare avanti e invece la storia avanza sempre.

Ora passiamo a una domanda sulla lettura. Cosa legge Fabrizio Altieri? e come legge, ebook o libro cartaceo?
Tutti e due. L’ebook è innegabilmente più comodo, se non altro per portarsi dietro quanti libri si vuole in poche centinaia di grammi. Certo il cartaceo è un’altra cosa. Invecchia, ingiallisce e diventa sempre più bello col tempo. Il libro cartaceo è un uomo l’ebook un robot.

L’uomo del treno è l’ultima tua fatica per Piemme. Un libro dedicato a un pubblico di preadolescenti, che tratta una tematica delicata e difficile come quella della Shoah. Protagonisti personaggi comuni che diventano eroi, come è accaduto spesso in quel periodo. Come ti è venuta l’idea? è una tematica che senti particolarmente tua? oppure sentivi l’esigenza di inviare un messaggio ai tuoi lettori perché nemmeno le generazioni future dimentichino?
L’idea mi è venuta, come ti dicevo guardando quella catasta di legna vicino ai binari. Mi sono chiesto chi avesse messo quel legname così in ordine perfetto e ho pensato a un boscaiolo esperto e mi è apparso il personaggio dell’Orso, uno dei protagonisti del libro. Quando un personaggio ti appare non puoi più mandarlo via e pian piano si forma intorno a lui la storia e altri personaggi gli si affiancano e vogliono che la storia prosegua e ti guardano come per chiedertelo. Mi sono anche chiesto come sarebbe apparsa nel ‘43 quella catasta di legno a qualcuno che fosse passato di lì in un treno, non comodamente seduto al caldo come me, ma in piedi, sfinito dentro un carro bestiame e così ho capito cosa volevano da me quei personaggi che mi guardavano in quel modo. Succede sempre così.

In questa Europa che si sta disgregando quanto la memoria della Shoah potrà vivere ancora? e quanto la disgregazione dell’Europa potrà portare a rivivere anche solo il rischio di quegli orrori del passato?
La memoria della Shoah, se sorretta da persone che si incaricano di rinnovarla, scrittori, educatori, insegnanti, politici non potrà morire mai anche in caso di un’eventuale disgregazione dell’Europa. Il problema è racchiuso nella seconda parte della tua domanda: l’Europa disgregata l’abbiamo già avuta fino al ‘45 ed è stata una guerra continua. Temo che questo potrebbe ripetersi e con la guerra tornerebbero anche tutti i suoi frutti malevoli, come la Shoah e gli stermini ideologici.

E purtroppo siamo arrivati ai saluti. Il tè e i pasticcini sono finiti e, ahimè, anche le mie domande. Anche se mi piacerebbe poter continuare a chiacchierare con Fabrizio che invito già per un altro incontro nel mio salotto. Ma prima dei saluti una domanda di rito. Progetti per il futuro? c’è già qualcosa in lavorazione? oppure sei in periodo di riposo creativo?
Nessun riposo creativo. Ad aprile uscirò con un libro nuovo per ragazzi dai 10 ai 12 anni nella collana Storie e Rime di Einaudi Ragazzi. Inoltre sto scrivendo un libro per grandi e uno per ragazzi delle superiori (sempre che la mia editor sia d’accordo). Tutte le notizie si possono trovare sul mio sito-blog www.fabrizioaltieri.it.

E anche oggi il nostro appuntamento con il Salotto è finito ma non mancate la prossima intervista, sicuramente sarà molto interessante e ci aiuterà a scoprire ancora un po’ di questo affascinante mondo del libro attraverso la vita e le emozioni di un nuovo personaggio.