L’approfondimento. La migliore offerta di Giuseppe Tornatore, quando una pellicola diventa un trattamento…

Per la rubrica L’approfondimento anche oggi dedico questo spazio all’analisi di quel fenomeno che porta un libro a diventare pellicola. Romanzi che sono stati trasformati in films o, come nel caso di oggi, un trattamento che si è trasformato in pellicola. O per meglio dire una pellicola che si è trasformata in libro. Perché nel caso di La migliore offerta di Giuseppe Tornatore il percorso è stato inverso. Da un film ne è stato tratto un brevissimo libro, pubblicato da Sellerio. Ma non un romanzo, un breve libro che in sintesi non è altro che la pubblicazione di quello che tecnicamente viene definito un trattamento (nel cinema una sorta di stesura di poche decine di cartelle che amplia le scene e la struttura dei personaggi dopo il soggetto e prima della sceneggiatura vera e propria). Dove si può leggere a grandi linee la storia che viene raccontata nel film oltre a una prefazione, che è la parte più interessante del libro, in cui viene raccontato quando e come sono nati i due personaggi principali (nati in momenti differenti e sviluppati in due dimensioni diametralmente opposte della fantasia dell’autore) e quali meccanismi hanno portato alla loro unione. Una genesi molto lunga, a quanto sembra, quella di questo film capolavoro, resa difficoltosa dalla complessità delle due personalità apparentemente incompatibili ma che ha trovato il suo naturale sbocco in una trama nata spontaneamente.
La cosa che colpisce di più nelle parole di Tornatore è che il trattamento, solitamente steso a seguito di una possibilità di produzione, in questo caso è stato comunque scritto dal regista senza una vera possibilità di realizzare il film all’orizzonte. Quando si dice che una cosa deve comunque avvenire!
Il libro veramente minuscolo, direi quasi un abbozzo di trama, è in netta contrapposizione con l’intensità del film. E proprio del film vorrei parlare oggi. Perché anche il cinema è cultura.
Il sessantenne Virgil Oldman è un battitore d’aste rinomato e riconosciuto a livello internazionale, con un talento insuperabile nell’ottenere sempre la migliore offerta. Conduce una vita solitaria durante la quale nessuno ha mai avuto occasione di vederlo accanto a una donna.
Riservato, laconico, ama il lusso e le cose belle (soprattutto i capolavori dell’arte) ed è infarcito di paranoie tanto che non tocca nulla (nemmeno le persone) se non indossa un paio di guanti di cui è collezionista. Come è collezionista di ritratti di donna di altissimo valore artistico, ne possiede un numero talmente elevato da aver realizzato addirittura un caveau sotto la sua splendida e lussuosa casa, dove li conserva, prendendosi di tanto in tanto la gioia di sedersi ad ammirarli.
Un giorno riceve da Claire Ibbetson, giovanissima erede di una ricca famiglia, un incarico telefonico. La donna vorrebbe mettere in vendita il patrimonio della famiglia ormai scomparsa ma chiede esplicitamente che ad occuparsi della faccenda sia Virgil Oldman in persona.
Comincia così la storia di un uomo che si ritroverà a modificare un’esistenza ormai consolidata e nella quale trova la sua sicurezza più profonda, giorno dopo giorno per inseguire una voce (perché Claire Ibbetson, per un motivo o per l’altro, continua a negare la sua presenza e a comunicare con l’uomo solo attraverso un telefono prima e una porta chiusa poi).
La suadente voce della ragazza tesserà una trama che avvolgerà lo scontroso e solitario Virgil, facendo leva sulle sue debolezze e sul suo forse un po’ antiquato senso di protezione e di galanteria. Lei dichiara di non uscire dalla casa da ben quindici anni perché affetta da agorafobia (la paura degli spazi aperti e affollati), di vivere una vita solitaria quanto quella di Virgil ma non per scelta come è accaduto a lui. E lentamente il burbero battitore d’aste si ritrova a provare preoccupazione per una perfetta sconosciuta che lo porta a modificare fin nel profondo regole di vita che per Virgil erano granitiche. Abbandonerà l’utilizzo dei guanti, smetterà di tingersi i capelli e permetterà alla sua parte più umana e profonda di affiorare rendendolo vulnerabile e alla mercé della vita che ha sempre cercato di scansare.
Durante i numerosi sopralluoghi per catalogare i beni della famiglia Ibbetson, Virgil Oldman incontrerà anche un mistero ritrovando parti di un meccanismo che sembra essere di produzione molto antica. E seguendo questi due filoni, la storia sentimentale e il mistero, la trama del film si snoda rivelando un nuovo volto del noto regista Giuseppe Tornatore, diventato famoso soprattutto per il successo di Nuovo Cinema Paradiso, film che gli ha valso un Oscar, un BAFTA ed è considerato il suo capolavoro.
La migliore offerta è un film fruibile anche dal vasto pubblico ma interessante per un occhio più attento ai dettagli e sensibile alle trasformazioni artistiche che inevitabilmente colpiscono i grandi artisti (tra cui anche i registi). Un Tornatore differente e maturo che ha dato prova delle sue doti (ancora una volta) di regista e sceneggiatore, scrollandosi di dosso una sicilianità che sembrava ormai imposta.
La migliore offerta si basa su un meccanismo narrativo sfruttato ma sempre funzionante, il celarsi per far crescere l’interesse nell’altra persona, lo sfuggire al contatto, fino allo svelarsi, al momento giusto, quando l’altra parte è ormai pronta per accogliere e ha abbandonato ogni difesa. Il gioco della seduzione, insomma, il mistero che da sempre avvolge i rapporti sentimentali, il mistero che, in questa pellicola, si sovrappone all’altro mistero: cosa sono e a cosa servono le parti del meccanismo trovato nella villa degli Ibbetson?

La migliore offerta è un gioco a incastro, i pezzi che si ritrova tra le mani Virgil si incastrano uno dopo l’altro, uno nell’altro, costringendo però la sua anima a diventare vittima di sentimenti e passioni umane. I due misteri si sovrappongono ma entrambi verranno svelati aprendo gli occhi al misantropo Virgil Oldman che scoprirà la vita reale, quella che ha sempre voluto ignorare rifugiandosi nella sua passione per l’arte.
Un passaggio di formazione per diventare adulti, in sintesi, purtroppo però, quello per diventare adulti, quando si hanno superato i sessant’anni, potrebbe essere un passaggio molto doloroso.
L’ambientazione geografica de La migliore offerta è stata volutamente lasciata in sospeso (le riprese del film hanno avuto luogo a Trieste, Roma, Milano, Fidenza e alcune scene a Praga e Vienna, anche se la produzione è inglese e il film originale è stato girato in lingua inglese), a parte i nomi di richiamo anglosassone infatti non viene mai citato il luogo dove si svolgono i fatti, ad eccezione del ristorante a Praga che dichiara Claire unico luogo dove potrebbe recarsi nonostante la sua fobia. Mentre per la residenza che nella pellicola era dalla famiglia Ibbetson è stata utilizzata la villa Colloredo Mels Mainardi, situata a Gorizzo di Camino al Tagliamento in provincia di Udine. Il bar antistante, che per le riprese è stato allestito in una casa disabitata e smantellato alla fine del film, si trova invece nella città di Trieste. Con la tecnica del bluescreen (o Chroma Key, tecnica di elaborazione video che permette di bucare un determinato colore per sostituirlo con altra immagine) è stato possibile dare l’impressione che la villa e la parte esterna del cancello fossero realmente nello stesso luogo.
Una fotografia elegante che evoca in alcuni passaggi la drammaticità della trama è stata accompagnata dalle musiche del grande Ennio Morricone ed entrambe hanno contribuito anche a sottolineare i silenzi che, in alternativa ai dialoghi a volte minimalisti, spesso sottolineano la solitudine interiore dei personaggi.
Gli attori si sono dimostrati all’altezza dei ruoli impegnativi che hanno dovuto ricoprire, sopra a tutti la convincente interpretazione dell’australiano Geoffrey Rush (Virgil Oldman) dotato anche del physique du rôle adatto al ruolo di intellettuale e di misantropo solitario. Di formazione teatrale può vantare una carriera densa di successo e riconoscimenti, tra cui un Oscar e diverse nomination anche per il Golden Globe e il BAFTA Awards.
Accanto a Geoffrey Rush recita la modella e attrice olandese Sylvia Hoeks (Sylvia Gertrudis Martyna Hoeks) che per La migliore offerta ha ricevuto un riconoscimento internazionale e che, nonostante la giovane età, vanta già un discreto curriculum cinematografico di rilievo (anche televisivo). La Hoeks si è dimostrata all’altezza della parte trasmettendo al pubblico l’altalenante umore che contraddistingue le persone affette da fobie come quella della protagonista, alternando momenti di stizza e rabbia a momenti di terrore puro.
Altra figura chiave nella pellicola e nella vita di Virgil Oldman è Robert, giovane e disincantato amico del protagonista, geniale e di gran successo con il gentil sesso non lesina consigli all’attempato gentiluomo contribuendo a nutrire il sentimento che lui prova per Claire. Il ruolo è stato affidato all’attore britannico Jim Sturgess che rende perfettamente la parte del genio restauratore di marchingegni meccanici e che ha a cuore il buon esito del corteggiamento che Virgil Oldman dedica a Claire. Nonostante la giovane età Jim Sturgess ha iniziato la sua carriera di attore molto presto e ha proseguito quasi per caso alternandola alla sua attività di musicista per passione, dote che nel 2005 gli ha permesso di essere notato da Hollywood. Da quel momento ha cominciato a recitare anche accanto ad attori del calibro di Ray Liotta, Harrison Ford e attrici come Nathalie Portman e Scarlett Johansson.
Ottima, come sempre, l’interpretazione di Donald Sutherland, mostro sacro della recitazione, che in questa pellicola ricopre il ruolo di un pittore stroncato dalla spietatezza di Virgil Oldman che inspiegabilmente, anche se una spiegazione in fondo esiste, resta al fianco del battitore diventando addirittura il suo complice nelle truffe per aggiudicarsi i pezzi più interessanti a prezzi da migliore offerta durante le aste.
Il film, in ultima analisi, merita di essere visto soprattutto per chi vuole accostarsi a un Tornatore che mostra un volto nuovo. Coinvolge emotivamente soprattutto quel tipo di pubblico che ama le storie umane e intime, la costruzione della trama è vincente e si ha l’impressione di respirare il mondo dell’arte di alto livello.
Non da ultimo bisogna segnalare l’atmosfera elegante e la scelta del regista di anteporre il mondo di Virgil Oldman rarefatto e immobile nel suo lusso statico e freddo alla vita caotica (almeno all’apparenza) del giovane Robert che lavora in una bottega piena di aggeggi e ingranaggi meccanici. L’antico, che non vuole abbandonare il passato, si confronta con il nuovo che corre verso il futuro.
Un film dove i veri protagonisti sono gli ingranaggi, sia materiali che metaforici. Ingranaggi che costruiscono l’automa di cui Virgil Oldman trova i pezzi e che porta la firma di Jacques de Vaucanson (un celebre inventore francese del XVIII secolo), ingranaggi che si incastrano per smontare e rimontare l’anima del protagonista per potersi adattare alla nuova visione della vita e dell’amore (fino a quel momento ignorato dallo stesso), ingranaggi che fanno da sfondo all’ultima scena del film, quando Oldman si ritrova a Praga, nel più volte citato ristorante, seduto a un tavolo in compagnia della sua solitudine, profondamente cambiato dall’inizio del film e in attesa. Un’attesa che forse durerà per il resto dei suoi giorni.
E dopo aver letto questa analisi sono certa che i lettori concorderanno con me sul fatto che da un film di questo livello si sarebbe potuto realizzare un libro altrettanto corposo, articolato, denso e intenso. Peccato che il volume sia solo una sorta di canovaccio perché questa pellicola poteva diventare una trama decisamente interessante.

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